Il cibo ai tempi del Coronavirus

L’ingegno ai tempi del Coronavirus

Lampi onirici mi portano con la mente alle file per avere qualche fetta di pane con la tessera annonaria ai tempi della seconda guerra mondiale, o a quella povera donna saudita tutta coperta di nero di cui si intravvedevano appena gli occhi, in vacanza sul Mar Rosso con il marito in infradito e canottiera. La prima immagine mi riporta alla realtà delle file ai supermercati, degli accaparramenti dei primi giorni del contagio, alla varietà del cibo che comincia a rarefarsi e ai beni di prima necessità che scarseggiano. Il modo di fare la spesa è ormai cambiato, con il distanziamento, la mascherina e quei guanti su cui si incolla l’etichetta del reparto ortofrutta, con te che non sai come fare a toglierla senza strapparli, per poi poterla trasferire sul sacchetto delle mele o delle patate; per non parlare dei sacchetti stessi che già si faceva fatica ad aprire senza guanti ed ora sono diventati quasi un rompicapo.

La seconda, con quella poveretta che, ricordo, faceva sparire il cibo dal piatto come per magia al di sotto di quella funerea copertura nera, mentre ci si chiedeva se avesse una bocca come tutti, mi fa pensare con orrore a un cibo consumato in pubblico e fatto passare al di sotto di una mascherina con la scritta: ANDRA’ TUTTO BENE, seduti in triste solitudine ad un tavolo con blindatura al plexiglass. Quello che pero’ è veramente cambiato è il cibo preparato e consumato a casa, e solo a casa per alcuni mesi, con la riscoperta di piatti che non si preparavano più o con l’invenzione di nuovi, ma soprattutto il cambiamento sta nei tempi della consumazione del pasto, questa volta più umani, più lenti. Già, perché per molti nuclei familiari ristretti, quelli non rimasti separati dalla pandemia, si è riscoperta la lentezza e la ritualità dello stare a tavola, senza dover mangiare di corsa per tornare al lavoro o addirittura mangiare ognuno per conto proprio. Il Coronavirus da un lato ha limitato la convivialità sociale e delle grandi famiglie, mentre da un altro ha favorito quella convivialità quotidiana tra padre madre e figli, che si era ormai persa. Il cibo e il modo di consumarlo non saranno più gli stessi dopo questa esperienza pandemica. Probabilmente ci saranno anche meno sprechi e si tornerà a preparare piatti come la Ribollita, anche se viviamo pur sempre in una società ipertecnologica e iperindustriale, dove tanti piatti li troviamo già bell’e pronti nelle loro confezioni di plastica. Mi viene tanta nostalgia di quella pasta avanzata a pranzo che mangiavo la sera da bambino, con la gustosa crosticina dorata che si formava riscaldandola in padella.

La convivialità che si vedeva nei ristoranti, nelle trattorie e pizzerie italiane non tornerà facilmente; i ristoratori dovranno pensare a un nuovo modo di proporre e presentare il loro cibo. Il distanziamento sociale diventerà un distanziamento anche da un certo tipo di cucina, che non so prevedere bene in che cosa si trasformerà; di sicuro non si vedranno più grandi tavolate, mentre il cibo da portare via e il cibo di strada avranno con tutta probabilità un grande sviluppo. Il Coronavirus non ha forse ancora portato grandissimi cambiamenti nel cibo, ma li ha portati di sicuro nel rapporto con esso e nel modo di consumarlo. Sagre, presentazione di prodotti tipici, degustazione di vini, manifestazioni in genere con presenza di pubblico, non saranno più possibili per molto tempo. Quello fuori casa sarà un cibo più triste, consumato a distanza di sicurezza dagli altri se non in solitudine, cosi che diventerà impossibile scambiarsi quelle opinioni immediate, quelle impressioni sul gusto e il sapore di quello che si sta consumando. Mi viene in mente che così cambierà forse col tempo anche il cibo con una imprevedibile evoluzione, a meno che il Covid 19 non sparisca presto. I cambiamenti forzati e imprevisti hanno sempre rivoluzionato i gusti e anche questa volta sarà così; molte cose sono già cambiate, ma quanto più lunga sarà questa emergenza, tanto più condizionerà le abitudini alimentari e le modalità di preparazione e consumo di cibi e bevande.