Tra tortelli. anolini, pisarei e faso’, in un’ osteria del piacentino ho scelto gli ultimi. I pisarei sono dei particolari gnocchetti di pane e farina impastati col solo ausilio di acqua e sale. Un piatto semplice, povero dove gli gnocchetti sono nati dal pane raffermo avanzato impastato insieme a un po’ di farina.

Oggi vi è aggiunta di pomodoro, ma prima del 1492 questo era un piatto che non poteva avere questa solanacea arrivata dalle Americhe. Un piatto povero che veniva spesso presentato ai pellegrini che passavano nel piacentino, ma che come altri, oggi è diventato un ricercato piatto tradizionale.
Gli anolini piacentini invece sono una pasta fresca all’ uovo con ripieno di carne, lo stracotto, oltre a pane grattugiato e parmigiano o grana padano. Gli anolini piacentini con il tipico bordo dentellato, possono essere anche ripieni di solo formaggio: entrambi i tipi andrebbero consumati in brodo, ma discutibilmente in qualche osteria vengono proposti con condimento di pomodoro.
I tortelli piacentini con la coda nati come piatto di magro del periodo pasquale, sono pasta fresca all’ uovo chiusi torcendoli e ripiegandoli su sé stessi, ripieni di formaggio spinaci e noce moscata: si condiscono solitamente con burro e salvia.

Siamo entrati subito nel piatto, ma nel piacentino collinare e montuoso le delizie non sono soltanto gastronomiche, vi è un territorio che nutre i sensi già prima di mettersi a tavola. Borghi antichi, castelli, paesaggi agresti, boschi e ambienti fluviali spettacolari.

Vigoleno circondato da boschi e vigneti è un piccolo borgo fortificato dove si ritorna nel medioevo soprattutto se si soggiorna nel castello. Arrivarci dalla pianura comporta salire su per una tortuosa strada che conduce a questa frazione del comune di Vernasca a circa 400 metri di quota.
Calata la sera, quando il rimbombante vociare dei turisti scompare Vigoleno vi regalerà un silenzio surreale, anche se tutte le sue pietre parleranno di una storia millenaria, quella degli Scotti, ricchi mercanti che vollero farsi nobili legando indissolubilmente il loro nome a questo fantastico luogo.

Sembra incredibile che ai confini della sfruttatissima Pianura Padana esista ancora un mondo che sembra essersi fermato nel tempo e dove paesaggio, natura, cultura e storia ancora raccontano un’ Italia che non ti aspetti. Qui il fiume Trebbia con le sue anse, le sue gole, le sue spiaggette caraibiche aveva conquistato perfino Ernest Hemingway.
Bobbio è una cittadina che cavalca il Trebbia con il suo arditissimo Ponte del Diavolo, dove dei piccoli corvi chiamati Taccole vi accompagneranno col loro inconfondibile verso, pronti a contendersi le briciole del vostro panino con coppa o salame piacentino.

I salumi piacentini sono una specialità tutelata con il marchio DOP denominazione di origine protetta, i quali hanno bisogno di una lunga e accurata stagionatura, in particolare la coppa che viene immessa al consumo dopo un periodo di mesi sei di stagionatura che esalterà il profumo e i sapori della carne aromatizzata con cannella, alloro, noce moscata, chiodi di garofano, pepe.
Il disciplinare di produzione dei salumi piacentini delimita anche il territorio produttivo e per il salame e la pancetta persino l’altitudine di esso, che non può essere superiore ai 900 metri. La salagione e la rimozione di sale della pancetta avviene rigorosamente a mano mentre per la stagionatura, cosi come per gli altri salumi luce, aria e umidità possono essere quelle naturali.

La lavorazione delle carni di maiale era florida già al tempo dei romani e la tradizione si è tramandata nei secoli, così come per il vino che sulle colline di Piacenza viene prodotto prima dagli Etruschi e successivamente dai Romani. Fra i numerosi vini iconico del piacentino è il Gutturnio, un corposo rosso derivato dall’ unione di due vitigni, Barbera e Corvina.
Il suo nome nato nel 1938 deriva dall’ erronea interpretazione di un reperto archeologico trovato nel XIX secolo poi andato perduto. Il nome Gutturnio è però rimasto e nel 1967 questo vino prodotto in varie tipologie, sia fermo che frizzante, ha ottenuto il riconoscimento DOC denominazione di origine controllata. Tra i bianchi spicca il vino Ortrugo le cui uve entrano anche nella composizione del Vin Santo di Vigoleno.

Ritornando ai luoghi del piacentino, se si visita Bobbio provenendo dall’Oltre Po Pavese si percorre la Statale 45, una delle strade panoramiche più belle d’Italia con vedute mozzafiato sul fiume Trebbia. A Bobbio è d’obbligo gustare i maccheroni alla bobbiese conditi con sugo di stracotto.
Attenzione però a non imbattervi in improbabili ristoratori e prodotti locali non in linea con la tradizione, in quanto il turismo di massa ha portato ad un abbassamento del livello qualitativo nell’offerta enogastronomica di prodotti piacentini.

Se poi non visitate Bobbio nella prima settimana di agosto difficilmente potrete gustare un altro piatto bobbiese i Pinoli, degli gnocchetti verdi a forma di pinolo appunto, a base di ricotta e spinaci. E poi ancora le lumache alla bobbiese, difficili anche queste da trovare nei ristoranti, ma acquistabili in barattolo e preparate secondo tradizione.
Bobbio è interessante non solo per le sue bellezze architettoniche e ambientali, ma anche per i suoi piatti che la contraddistinguono e che sono un patrimonio gastronomico vero e proprio.

Infine un invito ad una vera immersione enogastronomica tra le colline e le valli del piacentino attraverso la strada dei vini e dei sapori, che a mio giudizio richiede almeno una settimana: farlo costituirà una esperienza unica e sicuramente indimenticabile.

