Alghe, un valido complemento alla nostra alimentazione

La penisola italiana, immersa nel mar Mediterraneo si sviluppa con ottomila chilometri di costa, ma l’ utilizzo alimentare delle alghe in Italia e’ quasi inesistente. Parlare anzi di alghe porta alla mente le invasioni algali delle nostre coste che tanto vanno a funestare le attività balneari e a soffocare il mare.

Quello che la parola alga fa venire perciò alla mente è il concetto di danno e di disagio, visti anche i costi che comporta ripulire il mare e la spiaggia dall’ invasione verde. Stiamo ovviamente parlando di alghe di mare, essendo le alghe ampiamente distribuite anche nelle acque dolci. Tralasciando comunque queste ed altre considerazioni su di esse, soffermandoci sugli utilizzi alimentari delle alghe, nella cucina italiana che profuma molto più di terra che di mare, troviamo solo semplici e rare ricette come le zeppole, delle frittelle che si preparano a Capodanno in Campania utilizzando la Lattuga di mare, un’alga assai diffusa nel Mediterraneo, mentre in altre zone d’Italia dove anche vi era un utilizzo di alghe nella cucina, si è passati a consumarle sporadicamente. Eppure le alghe non sono solo proteiche, ma hanno una notevole quantità di iodio (quelle marine) e, cosa assai rara per il mondo vegetale, contengono una buona quantità di vitamina B12, la quale però non sembra sia assimilabile anche perché spesso si tratta di pseudovitamine, oltre a diversi minerali, fibre e mucillagini; non si faccia perciò affidamento sulle alghe per approvvigionarsi di vitamina B 12. Si pensi invece che in Italia secondo l’Istituto Superiore di Sanità circa il dieci per cento della popolazione soffre di gozzo a causa di carenza iodica, nonostante che nel 1997 sia stata avviata una campagna di sensibilizzazione invitando a fare uso di sale con aggiunta di iodio; dal 2005 una legge impone che tutti i negozi di generi alimentari debbano vendere sale iodato, tuttavia il sale iodato che viene realmente acquistato rappresenta una non grande percentuale di tutto il sale venduto. L’introduzione delle alghe nell’alimentazione degli Italiani potrebbe aiutare in tal senso, potendo queste ultime essere aggiunte non solo a piatti di mare, ma anche a minestre e zuppe o consumate crude in insalata. Se ne potrebbe fare anche un uso esclusivo come piatto completo condito solo con olio e spezie, ma senza abusarne poiché come abbiamo detto sopra contengono molto iodio e si potrebbe cadere nell’eccesso opposto in quanto lo iodio oltre una certa quantità può risultare dannoso.

Minestra di legumi con alghe kombu

Le alghe marine destinate alla alimentazione umana vengono per la maggior parte raccolte dal mare, sia a mano che con macchinari, e vengono tradizionalmente raccolte e consumate non solo nei Paesi asiatici, ma anche in Europa sulle coste dell’Atlantico del nord dalla Spagna alla Francia all’Irlanda e Isole britanniche. Le alghe vengono consumate sia come cibo fresco che essiccato, prevalentemente dopo cottura, ma anche crude in insalata. Tra quelle che tutti abbiamo sentito nominare ci sono sicuramente l’alga Nori e l’alga Spirulina, la prima di mare la seconda di acqua dolce, la prima consumata da tempi remoti in Giappone dove serve ad avvolgere le preparazioni di pesce nel Sushi, la seconda consumata in Messico ed Africa ed ora coltivata in tutto il mondo in ragione del suo alto contenuto in proteine. Un’alga marina presente sia nell’Atlantico del nord che in Giappone è la cosiddetta Kombu, un’alga bruna il cui nome scientifico è per quella europea Laminaria Digitata, mentre la sorella asiatica scientificamente viene definita Laminaria Japonica; Il termine Kombu rappresenta in realtà solo la parte commestibile dell’alga, mentre l’intero organismo si può chiamare anche Kelp, ma spesso lo si utilizza come sinonimo perfino negli usi alimentari. L’alga Kombu è ricca di acido glutammico e di conseguenza è sapida e rende più appetibile i cibi ai quali viene unita. Il discorso generale fatto sopra per tutte le alghe marine commestibili resta sempre valido, con i dovuti distinguo riguardo singoli componenti come l’acido glutammico appunto, e per la quantità e qualità di sostanze come iodio o proteine.

Alghe Kombu essiccate (Laminaria digitata)

Non si pensi comunque che noi non si abbia affatto a che fare con le alghe, in quanto nella preparazione di budini, gelatine, dolci, ma anche in preparazioni salate si usa l’agar agar, una mucillagine ricavata dalle alghe rosse: questa è insapore, ma molto addensante e pur essendo composta da una catena di zuccheri definiti genericamente polisaccaridi, risulta a bassissimo contenuto calorico in quanto questi ultimi non vengono assorbiti; questo addensante contiene anche iodio e sali minerali. Le alghe potrebbero poi essere mescolate ad alcuni mangimi dati in pasto a pesci e animali destinati all’alimentazione umana: da alcuni anni infatti istituti di ricerca e allevatori stanno conducendo esperimenti e ricerche in tale direzione con risultati che sembrano incoraggianti. Il futuro dell’alimentazione umana deve in ogni caso percorrere nuove strade e sfruttare al meglio le risorse del nostro pianeta, oltre a individuare cibi e metodi alternativi per produrli, allo scopo di sostenere una richiesta che possa soddisfare miliardi di persone. Le alghe possono dare un validissimo aiuto all’alimentazione umana ed insieme ad altri nuovi cibi, che poi in realtà come le alghe non sono per niente nuovi, ma solo da diffondere su larga scala in affiancamento o alternativa a quelli consumati quotidianamente, potranno essere un pasto economico e nutriente in ogni angolo della Terra.

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